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Pesca con il vivo con la bolognese

Pesca con il vivo con la bolognese
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Articolo e foto di Luca Ciccarelli

Si tratta di una tecnica ibrida, forse qualcuno storcerà il naso, ma se non si fosse mai sperimentato oggi non avremmo il surf-casting o lo spinning con gli artificiali. Diciamo che l’idea mi è venuta nel 2002 mentre ero in vacanza in Grecia. Mi recavo la notte a pescare su di un piccolo molo turistico con discrete profondità. Avevo una bolognese innescata con gamberetto vivo e una canna a fondo con grammatura di 50 gr innescata con verme di Rimini, che lì si diceva facesse sfraceli con le orate. Una di quelle notti notai che ormai era da 2/3 ore che non accadeva nulla …nè sulla bolognese nè a fondo e allora decisi di cambiare radicalmente l’azione di pesca; siccome con me c’era mio nipote di 12 anni che si divertiva a racimolare boghe con la pastura di pane che si mantenevano ben vive nel secchio, cambiai la montatura alla canna a fondo. Elimino il piombo e inserisco un galleggiante fisso non piombato da 10 gr e senza inserire terminale nè ulteriori piombature lego un amo del n° 05 a circa 2 mt dal galleggiante. Innesco una boga di circa 15 cm e lancio a circa 20 mt da me. Passano molti minuti senza che la starlight segnali nulla e decido di recuperare. L’amo, la boga e parte della lenza non esistevano più. Subito mi saltano in mente i denti aguzzi del pesce serra. In fretta e furia lego un terminale d’acciaio termosaldante con 2 ami in serie del numero 2/0, innesco un’altra boga e lancio. Nemmeno il tempo di entrare in acqua che il galleggiante parte a razzo e s’inabissa. Per poco non perdevo la canna e la sedia su cui era poggiata la canna : SERRA DI 3 KG.

La Montatura

La Montatura

Dunque considerando che per le spigole va bene anche un’attrezzatura più leggera, nei mesi successivi, tornato a casa, ho cominciato a provare questa tecnica per insidiare la spigola in foce o in ambito portuale. Infatti mi ero stufato dell’ultra-inflazionato bigattino, usato dovunque e comunque, pensando che ormai le spigole avevano imparato alla perfezione a distinguere l’insidia dal brumeggio.

Bolognese di 5,5 mt robusta ma con spiccata azione di punta, lenza in bobina dallo 0.14 allo 0.16, galleggiante fisso non piombato dai 6 ai 10 grammi e amo a becco d’aquila dal numero 08 al numero 05 a seconda delle condizioni dell’acqua e dei pesci esca. E’ importante usare come esca pesci pescati in loco che di sicuro sono già predati abitualmente dalle spigole. Il concetto è molto semplice : presentare al predatore le stesse prede nello stesso posto dove le trova ogni volta che va in caccia. La distanza dell’esca dal galleggiante dipende dalla profondità del luogo. Io personalmente preferisco tenermi generalmente più verso la superficie che verso il fondo, diciamo che posiziono tale distanza ad 1/3 della profondità totale.

L’azione di pesca si svolge in 2 fasi, entrambe fondamentali : la cattura delle esche vive, la presentazione delle stesse al predatore.

I momenti migliori sono il tramonto e l’alba, poiché sappiamo che la spigola approfitta della penombra per tendere le imboscate agli ignari pesciolini, ma si può tentare anche in altri orari, di solito nelle due ore precedenti e successive al culmine di alta marea. E’ una tecnica di movimento, cioè se notiamo che non cè molta attività in quel singolo spot che abbiamo scelto, dobbiamo spostarci di qualche metro, provare più al largo, o sotto le banchine, lungo i margini della foce, sotto la vegetazione, etc…, questo perchè non usando pasturazione non abbiamo l’effetto richiamo, anche se sappiamo che la linea laterale della spigola percepisce le variazioni di campo elettromagnetico emesse dai pesci esca fino a 10 mt di distanza.

L’istinto naturale della regina le fa perdere la sua proverbiale diffidenza davanti ad un pescetto ben innescato e vibrante. A tal proposito per l’innesco di cefaletti o boghe o piccoli cavedani in foce, se il pesce è sotto i 15 centimetri si può innescare trapassando la punta dell’amo sul dorso subito dietro la pinna dorsale, verso la coda, stando attenti a non trafiggere la spina centrale. In questo modo l’esca sentendo la trazione da dietro tenterà di liberarsi dimenandosi come un’ossessa, cosa che vi garantisco fa impazzire la spigola. Se invece abbiamo a disposizione pesci un pò più grandicelli, conviene innescarli trafiggendoli con l’amo sempre sul dorso ma posizionandosi fra la testa e la pinna dorsale quasi sotto pelle, al massimo a mezzo centimetro di profondità. E’ essenziale che il pesce esca sia vivo e pimpante. Un pesce morente e quasi immobile non verrà nemmeno guardato dalla spigola. Una volta innescato lo rimettiamo per qualche istante nel secchio per fargli riprendere fiato, poi con un movimento deciso ma senza strappi, lo lanciamo dove riteniamo possibile la presenza delle spigole. Si aspetta qualche istante dopo il lancio, poi si raccoglie tutta la lenza in bando. Quando il pesciolino esca comincia a nuotare dobbiamo assecondare i suoi movimenti, cedendo o richiamando la lenza a seconda dell’occorrenza. Se tutte le operazioni sono state fatte correttamente l’attacco non tarderà. Notiamo dapprima una più alta eccitazione del pesciolino che comincerà ad agitarsi e a cambiare direzione improvvisamente seguito dal galleggiante, poi ci sarà l’affondata profonda e decisa. A quel punto aspettate 2 secondi, ma 2 secondi esatti contando da 0…1….2….e si ferra con decisione. Dobbiamo dare il tempo al serranide di rigirarsi l’esca in bocca ( la spigola attacca l’esca viva dalla testa) e ingoiarla. Ora non ci resta che affrontare il combattimento come sappiamo fare, con sapienti manovre della frizione e della cima della canna.

La bellezza di questa tecnica a mio avviso sta nel fatto di avere il sentore della vera natura predatrice della spigola, convincendola ad attaccare anche quando i più fini bigattinari ( senza offesa per nessuno) restano a bocca asciutta. E può capitare che il pesce esca nel tentativo di fuga venga a galla e allora assisteremo al meraviglioso e poderoso attacco vedendo il dorso della spigola uscire dall’acqua e sferrare in diretta ilo suo micidiale agguato.

Infine, cosa da non trascurare, con questa tecnica non c’è limite alla taglia insidiabile del serranide, un  cefaletto di 15 centimetri può essere attaccato da una spigoletta di 5 etti ma anche da un mostro di 5/6 kg

La cattura, la Spigola!

Una raccomandazione infine : se avrete la fortuna di trovarvi in un momento di frenesia alimentare delle spigole, quando a decine si radunano per circondare i banchi di cefali o altro, non ne fate strage, in quel momento sono molto vulnerabili poichè perdono completamente il controllo e afferrano quasi ogni oggetto filato in acqua. In fondo non è che ci dobbiamo nutrire con quelle catture, magari le più grandi le teniamo…le altre…lasciamole libere, forse le ritroveremo all’amo fra qualche anno con il peso triplicato.

Articolo e foto di Luca Ciccarelli

6 commenti

  1. Pescatore ciociaro

    ciao ho letto il tuo articolo ed è un illuminazione per me. sono un pescatore della provincia di Frosinone ed ho da poco ottenuto ( con grande fatica )il permesso x pescare nel lago di Fogliano in provincia di latina che fa parte del parco nazionale del Circeo e la fauna ittica è ricca di Cefali Spigole Orate Anguille e tutti i pesci che si possono trovare in un lago di acqua salmastra . Dato che non si trova nulla su internet su tecniche di pesca relative a questo lago ho cercato di indagare chiedendo a tutti quelli che ho incontrato a pescare sia al lago che nei canali che li circonda .proprio ieri sono andato ad un negozio che si trova a Borgo Sabotino sempre in provincia di Latina e il più vicino al lago di Fogliano ed il negoziante stava per chiudere ma è stato comunque gentilissimo e dopo che si è accertato che ero in regola con i permessi mi ha dedicato del tempo e mi ha dato due belle tecniche da usare; una consiste nel pescare dei cefaletti nel canale vicino il negozio e poi trasportarli con un contenitore ed ossigenatore sul luogo di pesca per essere già pronto e non dannarsi a prendere i Cefali nel lago poi innescarli dalla coda con un bell ‘amo a seconda della grandezza dei Cefaletti che peschiamo facendo un innesco senza piombi o galleggianti ma mettendo solo un bell’amo 5/0 a scendere (io uso ami Fuji-yama serie 3650ss n°3/0 ) e cucire l’amo sotto la pelle del Cefaletto partendo sempre dalla coda cosi da ritrovarci l’amo dalla parte della testa che è il lato che la Spigola ingoia per prima e lanciarlo (accompagnarlo)in acqua delicatamente e cercare di mandarlo a largo poi lasciare la canna da pesca con il filo in bando e non resta altro che aspettare. . ogni tanti controllare che il Cefaletto non nuoti parallelo alla riva ma varso il centro cosi da non ritrovarci metri di lenza che in caso di abboccata nom ci crei problemi se peschiamo cin due canne. l’abboccata della spigola viene subito avvertita con una partenza poi una sosta poi un altra ripartenza più violenta e poi si ferra decisi .la seconda me l’ha spiegata in parte perché lui aveva un impegno e io non ero andato li per pescare ancora.. Sono stato affascinato da quello spot di pesca al lago di Fogliano perché facendo una passeggiata lì per caso con la mia ragazza ho assistito all’attacco di un buon numero di Spigole a dei Cefaletti e a tutti quei pesciolini sotto riva e subito è scattato il desiderio di provare a insidiarle.. come ho detto sono in regola con i permessi e devo solo andare e pescare.. ditemi qualche consiglio se volete e se non conoscete il posto vi dico che è stato preservato ed è molto bello e pulito vi consiglio di visitarlo . Qualche cosa c’è su Internet del lago ma non di pesca . Lago fi Fogliano in provincia di Latina. ciao a tutti grazie in anticipo

  2. Grazie mile per le risposte.

  3. L ho letto con attenzione in quanto ci voglio provare. Grazie

  4. bell’articolo complimenti

  5. E io ringrazio te e lo staff di PescaOk per la disponibilità e la cordialità. Sicuramente mi rileggerete presto.
    Luca

  6. Voglio essere il primo a commentare, ti ringrazio a nome mio e di tutto PescaOk per questo articolo, originale e sicuramente ricco di passione e voglia di pescare.
    Grazie Luca e speriamo tutti di rileggerti presto.
    Alessio

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