Pesca al luccio

Pesca al luccio
2.5 (50%) 2 votes

Il luccio è una preda ambìta anche per i pescatori professionisti. Viene insidiato con esche mobili naturali o artificiali:

Si pesca con lenze robuste: almeno del 25-30, e spesso con finali d’acciaio che salvino il nostro monofilo dai pericolosissimi denti del luccio.

Luccetto pallinato pescato nel Mincio.

Luccetto pallinato pescato nel Mincio.

Lo spinning per la pesca al luccio

La pesca a spinning per il luccio non è semplicissima. Per comodità, dunque, dividiamo questa pesca in due modalità, a seconda del luogo in cui gettiamo l’amo:

  • Dalla riva
  • Dalla barca
Pesca al luccio dalla riva

Pescare il luccio a spinning dalla riva è un’impresa abbastanza ardua. Comporta una buona conoscenza del luogo in cui si pesca, ma soprattutto una buona familiarità con la tecnica dello spinning. Per pescare un luccio, bisogna pensare che i movimenti che facciamo fare al nostro artificiale devono attirare il pesce, incuriosirlo. Solo così lo faremo attaccare. L’azione di pesca è fondamentale. Si deve pensare al nostro artificiale come a un vero pesciolino ferito che prova a nuotare ma non ci riesce, oppure fa degli scatti, cambia direzione, sale in superficie e scende sul fondo. Bisogna usare molto la canna e meno il mulinello.

Circa la canna, io direi che una buona 2,40 o 2,70 metri sono l’ideale.

La canna da luccio deve essere sufficientemente robusta da lanciare i 40 grammi e possibilmente deve essere una due pezzi.
Per il mulinello, almeno un 4000 caricato con un buon trecciato, oppure un buon 25-30 di monofilo. Il finale in acciaio è d’obbligo, per evitare che i denti del luccio taglino il monofilo.

Gli artificiali per la pesca a spinning del luccio sono:

  • Rotanti
  • Ondulanti
  • Spinner bait
  • Minnows

Consigliamo inoltre dei pesi e delle misure calibrate alla stazza del pesce, quindi piuttosto grandi.

La pesca a fondo per il luccio
Particolare dell' innesco

Particolare dell’ innesco

La pesca a fondo per il luccio si esercita in stagione fredda. Presuppone una lenza dotata di forte zavorra terminale, con bracciolo superiore (o gioco) su cui è innescato il vivo, oppure con zavorra scorrevole soprastante all’esca, la quale è invece attaccata al terminale.

Per la lenza, si ricorre nuovamente al galleggiante, ma la lenza viene ancorata sul fondo da un grosso piombo. Un galleggiante bada a mantenerla tesa, ma dobbiamo stare attenti a tarare bene la distanza fra quest’ultimo e il piombo, che corrisponde alla profondità. A un certo punto, a un tratto di lenza si aggiunge una girella a tre attacchi, per agganciarvi il bracciolo metallico col pesciolino. Il galleggiante può essere piombato per mantenerlo nella posizione più idonea, oppure il filo sottostante può portare qualche piombino.

La pesca al luccio col galleggiante si effettua in modo sedentario. Si lascia la lenza in acqua e l’esca libera di gironzolare. C’è solo un inconveniente: la regolazione di profondità quando si cambia posizione.

Un altro sistema di pesca a fondo del luccio prevede l’uso di una zavorra finale, ma senza l’utilizzo del galleggiante. In questo modo non si dovrà ogni volta cambiare la profondità.

Alla lenza con zavorra scorrevole sulla lenza madre è agganciato, sempre con una girella, il finale con l’esca. Il peso del piombo a oliva dovrà essere lieve.

La lenza sarà come la precedente, con piombo scorrevole oppure fisso, secondo necessità.

Al termine, dove c’è la girella, si applica un tappo di sughero piuttosto esile con una sottile incisione longitudinale. Questo perché, quando il luccio attacca, per via dei movimenti bruschi alla lenza, è facile che il sughero si stacchi e, venendo a galla, segni l’abboccata.

La pesca del luccio col galleggiante

Particolare della girella

Particolare della girella

Il materiale necessario per la pesca col galleggiante:

  • La canna. Viste le taglie grosse e la grande – ma breve -combattività del luccio, è utile adoperare una canna ben robusta e predisposta a lanciare grammi elevati (40-50 grammi).
  • Il nylon per la madre lenza si aggirerà sui 24-26.
  • Il mulinello dovrà essere in grado d’imbobinare 100, 150 metri di nylon del 0.25-0.30. Per la madre lenza, è quasi obbligatorio l’uso del terminale d’acciaio, reperibile nei negozi di pesca specializzati. L’uso di un guadino ben capiente è molto utile per evitare spiacevoli inconvenienti.

La lenza è composta di:

  • Fermo galleggiante (stopper) in silicone (scegliere la misura grossa)
  • Galleggiante scorrevole a palla dai 15 ai 20 grammi
  • Due Piombini tondi
  • Un piombo a forma d’oliva (10-15 grammi)
  • Terminale d’acciaio
  • Pesciolino vivo (scardole, vaironi, triotti) (7-15 centimetri)

Per prima cosa, s’infilerà nel nylon lo stopper ferma-galleggiante; poi si procederà a infilare il galleggiante con la parte più chiara a vista nella pesca (questo per vederlo meglio). A questo punto si fermerà sul nylon un pallino per distanziare il galleggiante a circa mezzo metro. Adesso, s’infila il piombo a oliva e poi, dopo aver legato il terminale d’acciaio col moschettone, si procederà a mettere un piombino tra il moschettone e il piombo a oliva, in modo che il piombo possa scorrere avanti e indietro (circa 4-5 centimetri). Infine, s’innescherà il pesce vivo all’ancoretta del terminale d’acciaio.

Se il pesce vivo è piccolo (più o meno 7 centimetri), s’infilerà l’ancoretta attraverso le labbra, introducendo una delle punte dell’ancoretta nel labbro inferiore e facendola uscire da quello superiore in corrispondenza di una delle due narici. Se, invece, il pesce è più grande (sui 12 centimetri), s’infilerà l’ancoretta per la schiena. Questa operazione si fa introducendo la punta dell’ancoretta all’inizio della pinna dorsale, in modo da far presa nel punto in cui raggi di quest’ultima s’innestano in quelli che irradiano dalla spina dorsale. Nel fare ciò, dobbiamo prestare attenzione a non provocare lesioni alla colonna vertebrale.

L’azione di pesca

Particolare della montatura piombo finale

Particolare della montatura piombo finale

L’azione di pesca non è complicata: gettando l’esca nei pressi di canneti o erbe sommerse, aspetteremo l’abboccata del luccio. Quando vedremo il galleggiante scomparire sott’acqua e riapparire in superficie, allora il pesce sta attaccando l’esca. Ora, prima di afferrare, bisogna attendere che il galleggiante scompaia di nuovo e s’allontani.

Quando il luccio è vicino alla riva, stiamo all’erta e col guadino sempre pronto. Il pesce, infatti, alla vista del pescatore, cerca – giustamente – di fuggire o di sbalzare di qua e di là.

Una volta inguadinato il luccio, facciamo attenzione a tirar fuori l’esca dalla bocca. Se ci càpita di strofinare forte la mano sui denti del luccio, possiamo procurarci delle lesioni profonde. Per questo, è sempre utile infilarsi un paio di guanti.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*