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I luoghi dello spinning in mare

I luoghi dello spinning in mare
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Per un pescatore esperto, con centinaia di battute di pesca alle spalle, anni di esplorazioni, molte catture ed altrettanti cappotti, è abbastanza facile decidere in pochi attimi dove andare a pescare con determinate condizioni di tempo ed in una certa stagione.
Per chi inizia, invece, e questo vale anche per tutti quei pescatori che sperimentano una nuova tecnica, scegliere il “dove” può costituire un grosso problema. Così, all’inizio, si va spesso a casaccio, magari in luoghi suggeriti dall’amico che l’altro anno ha pescato “una spigola grossa così” o seguendo il “sentito dire”.
Se questo vale per ogni tecnica di pesca, lo è ancora di più per lo spinning in mare: tutte le scogliere sembrano buone, le spiagge e i moli appaiono tutti uguali, perchè lanciare qui anzichè lì? Spesso per pigrizia e nell’errata convinzione che tanto se il pesce è in caccia abbocca dappertutto, si finisce per lanciare l’artificiale a due passi dalla macchina comodamente parcheggiata dietro la spiaggia. Invece, nello spinning è fondamentale conoscere bene i luoghi, il predatore non è presente sempre e bisogna andare a cercarlo, un po’ come si fa per la caccia. Chi inizia lo spinning in mare passa molto tempo nei primi anni ad esplorare e sperimentare nuovi ambienti, a sopportare innumerevoli cappotti, a selezionare luoghi e tempi.
Nella pratica non esiste una regola valida sempre e comunque per individuare un “luogo da spinning”, solo l’esperienza può dircelo, però qualche indicazione di massima si può dare almeno per una prima grossolana selezione. Senza entrare nei dettagli, che forniremo più avanti nella descrizione dei singoli luoghi, possiamo affermare che per i predatori pelagici o stagionali (barracuda, ricciole, dentici) è preferibile scegliere punte rocciose caratterizzate da forti correnti e acque profonde, mentre per la spigola è più conveniente battere acque più basse, spiagge a media e bassa energia, meglio se in prossimità di foci, scogliere artificiali.

Non esiste un posto buono per tutte le prede, ma col tempo abbiamo sperimentato che esistono luoghi particolari dove è effettivamente possibile catturare un po’ di tutto. (Talvolta scoprire questi posti può essere controproducente, perchè si finisce per frequentarli in maniera quasi esclusiva anche quando non vi sono le condizioni ideali, trascurando l’esplorazione di altri luoghi).

A questo punto vediamo nel dettaglio i singoli luoghi per lo spinning.

LA SPIAGGIA

In generale, la costa può rappresentarsi come un alternarsi di spiagge e scogliere, in misura e proporzioni differenti da zona a zona, interrotto in prossimità degli insediamenti urbani da porti e scogliere artificiali. Altri elementi di discontinuità sono gli sbocchi d’acqua dolce o salmastra (fiumi, lagune costiere, canali). Nell’esame dei luoghi “da spinning” iniziamo dalla spiaggia, in un viaggio ideale sulla costa alla ricerca dell’hot spot.Spiagge lunghe e corte, calette, spiagge profonde e basse, spiagge di sabbia e di ciottoli, si fa presto a dire spiaggia, ne esistono tanti tipi e non tutte sono produttive per lo spinning. Diciamo subito che il fondale sabbioso limita molto la presenza di specie: possiamo trovare la spigola, soprattutto nel periodo della deposizione (fine inverno), la tracina, talvolta lampughe, aguglie o piccole lecce, mentre la presenza degli altri predatori è solo sporadica e occasionale. In alcuni fortunati litorali è comunque possibile l’incontro con i pesci serra e con le grosse lecce.

In una spiaggia lunga è difficile individuare il posto più adatto; in mancanza di riferimenti precisi o precedenti esperienze è sempre meglio battere le estremità della spiaggia in prossimità delle rocce che la delimitano. In questa zona è più probabile l’intensificarsi dell’attività dei pesci e, quindi, anche l’incontro con il predatore.

Questo è valido in generale, ma in spiagge profonde può essere utile tentare nella parte centrale, cercando di esplorare la zona più ampia possibile.
Le spiagge profonde possono essere valide soprattutto dopo grosse mareggiate che sopportano meglio rispetto a quelle basse, ma talvolta possono risultare produttive anche con mare calmo, in particolare all’alba o al tramonto. Un esempio, nella Sardegna meridionale, è rappresentato dalle spiagge di Quirra e di Piscinas.

Le spiagge basse sono spesso terreno ideale per la spigola, grossi esemplari possono essere catturati in pochi centimetri d’acqua e a pochi metri dalla riva, Queste spiagge hanno il pregio di “muoversi” anche con poco vento, mareggiate leggere possono agitare il fondo e scatenare l’attività dei predatori. In questi casi conviene usare grossi ondulanti per raggiungere lunghe distanze lanciando dalla battigia oppure entrare direttamente in acqua muniti di appositi “waders” (i classici stivaloni girovita). Le spiagge a bassa energia non sono però affrontabili in condizioni di mare molto mosso; in questo caso conviene attendere la scaduta avanzata.

Per quanto riguarda le spiagge di limitata estensione e le calette, esse costituiscono spesso ottimi luoghi per lo spinning, ma solo l’esperienza può indicare quelle produttive. In ogni caso, considerata la limitata estensione è sempre conveniente batterle in tutta la loro lunghezza, lanciando anche dalle estremità rocciose.Chiudiamo il discorso sulle spiagge dicendo che non siamo dei grandi cultori di questi luoghi. Come già detto, i fondali sabbiosi possono riservare grosse sorprese in alcune situazioni ma sono in generale meno produttivi rispetto a quelli rocciosi.

Un vantaggio delle spiagge è nel recupero delle prede e nel loro salpaggio che non offre alcun problema anche con grossi esemplari.

LA SCOGLIERA

La scogliera è di gran lunga il luogo più battuto dai lanciatori di esche artificiali. E’ frequentata da tutte le specie predatorie e garantisce con il mare adatto la più alta percentuale di catture.
La parte iniziale della scogliera, in prossimità della spiaggia, è solitamente piuttosto bassa e si affaccia su acque poco profonde e fondale misto: può essere ottima per la spigola che caccia spesso nella zona di transizione tra sabbia e rocce.
Allontanandoci dalla spiaggia incontriamo fondali più alti, generalmente con roccia e posidonia, mentre la scogliera può mantenersi ancora bassa oppure aumentare la propria altezza sul mare. Le scogliere basse sono in genere più percorribili e consentono di battere quindi una zona più ampia, ma sono consigliabili con mare non eccessivamente mosso, mentre con onde alte possono risultare pericolose, in particolare nell’ultima fase del recupero di una preda.
Le scogliere alte si affacciano quasi sempre su fondali profondi e sono in genere molto pescose per tutti i pelagici (meno per la spigola); garantiscono la pesca anche con mare piuttosto sostenuto ma la loro conformazione non consente una sufficiente “percorribilità” e spesso costringono il pescatore a lanciare da pochi punti. Vanno affrontate con canne più lunghe (dai 2,70 ai 3 mt) e con raffio o guadino adeguato.
In genere sono alte le coste di origine calcarea, un esempio in Sardegna lo abbiamo nel golfo di Orosei, ad Alghero (C. Caccia), nell’Oristanese, mentre quelle di origine granitica o metamorfica sono in genere più basse.

Ogni scogliera presenta, prima o poi, una punta più o meno accentuata, che rappresenta sempre uno spot interessante per lo spinning per almeno due ragioni. La prima è che una punta è sempre caratterizzata da corrente accentuata e rappresenta un punto di passaggio per i branchi di pesci e quindi anche per i predatori. In secondo luogo la punta è un luogo perfetto per lo spinning perché “prende” il vento da più lati, il che consente di trovare più facilmente le condizioni di mare ideali.
Per essere più chiari: immaginiamo una punta rivolta verso sud; essa riceverà tutti i venti che provengono da est sino ad ovest e cioè levante, scirocco, libeccio e ponente, avremo quindi maggiori probabilità di trovare mare mosso rispetto ad una zona meno esposta. Con mare e vento molto forti, infine, la punta consente di trovare comunque una zona più riparata dove trovare condizioni più agevoli.

Nel disegno a destra è rappresentata una classica conformazione di costa rocciosa con una punta. E’ evidente la maggiore esposizione ai venti del punto C. Nel caso di mareggiate da scirocco saranno produttive le zone A, B e C, ma se il mare dovesse essere troppo sostenuto il punto D costituisce un buon riparo e sarà comunque interessato dalla corrente che gira attorno alla punta.

Il libeccio interesserà invece le zone A, C e D, ma in caso di onde troppo alte il punto B risulterà l’unica zona praticabile.In questi casi, trovare ridosso dietro una punta significa avere contemporaneamente schiuma davanti e vento alle spalle, cioè condizioni ideali. Sulle punte conviene insistere sempre un po’ più rispetto agli altri punti della scogliera; se in genere nello spinning in mare è valida la regola che deve essere il pescatore a cercare la preda, sulle punte può essere produttivo attendere qualche minuto in più nella speranza che si avvicini il predatore.

I PORTI

Rispetto agli ambienti naturali, le aree portuali costituiscono degli spot completamente differenti e potremmo dire complementari. Se infatti spiagge e scogliere danno il meglio di sè con particolari condizioni meteomarine e nelle stagioni intermedie, le acque portuali sono decisamente produttive anche in piena estate e risentono solo in maniera limitata delle condizioni esterne. La grande presenza di pesci foraggio, muggini in particolare, garantisce la presenza e l’attività di predatori in maniera quasi costante ed assicura quindi allo spinner un ottimo spot anche quando gli altri ambienti risulterebbero poco produttivi.
Per quanto riguarda i predatori, dobbiamo distinguere tra le acque interne ai grossi porti, per ovvii motivi torbide e inquinate, frequentate prevalentemente da spigole, pesci serra, lecce e ricciole, e le acque esterne ai moli frangiflutti o quelle dei piccoli porticcioli turistici, in entrambi i casi decisamente più pulite, nelle quali possiamo incontrare anche predatori più schizzinosi, come barracuda, occhiate, aguglie.
Il lancio dai moli portuali non deve essere una soluzione di ripiego quando le condizioni non consentono di pescare proficuamente in altri ambienti, è invece una tecnica specifica che consente spesso di ricercare predatori difficilmente insidiabili in ambienti naturali. Mi riferisco in particolare ai pesci serra ed alle grandi leccie, presenti dalla primavera all’autunno, o alle grosse spigole, presenti tutto l’anno, spesso latitanti per lungi periodi negli altri ambienti. L’attrezzatura deve essere dimensionata alle prede che insidiamo; per spigole e serra va bene la stessa attrezzatura media utilizzata nella scogliera, mentre per le grosse lecce è ovviamente raccomandabile optare per attrezzi più pesanti

Leccia al porto
Leccia al porto


QUANDO

Potremmo esaurire l’argomento dicendo semplicemente che, poiché la pesca è un hobby che ha come scopo fondamentale quello di godersi qualche ora all’aria aperta, consigliamo di andare a spinning quando ne avete voglia e tempo.
In questa sede, però, vorremmo darvi anche qualche suggerimento per evitare i cappotti, che comunque caratterizzeranno sempre una buona percentuale delle vostre uscite a spinning (conosciamo troppi pescatori che hanno abbandonato lo spinning in mare dopo mesi di uscite infruttuose).
Diciamo subito che le condizioni del mare, almeno nelle nostre coste, condizionano pesantemente il risultato di ogni battuta di pesca, e questo vale per molte tecniche, dallo spinning al surf custing alla pesca con canna fissa, ecc. In quasi tutti i luoghi la percentuale di catture aumenta moltissimo durante la classica scaduta, mentre con il mare calmo le possibilità diminuiscono sensibilmente. Mare mosso e schiuma sono pertanto condizioni irrinunciabili se vogliamo avere buone possibilità di catture. Questo non significa che non si possano avere buoni risultati con mare piatto: abbiamo catturato prede anche notevoli di molte specie con acque immobili e trasparenti, si tratta però di casi rari e comunque sempre in posti molto particolari.

CONCLUSIONI

La scelta del “dove” è sempre condizionata innanzitutto dalle condizioni del mare. Con mare calmo o poco mosso occorre selezionare quei pochi posti dove è comunque frequente l’attività dei predatori (foci, porti, punte) e che solo l’esperienza col tempo saprà indicarci, oppure tentare nei due momenti “magici” della giornata che sono l’alba ed il tramonto.
Con mare mosso è opportuno accertarsi che la zona di pesca sia percorribile ed affrontabile: inutile pescare con onde di due metri da una scogliera o spiaggia bassa. In caso di mare mosso bisogna sempre considerare, in ordine di importanza:
1) la sicurezza del pescatore
2) le possibilità di lancio
3) il recupero della preda.

Ringraziamo Claudio Saba per averci fornito l’articolo.

Potrebbe interessarti inoltre: lo  spinning in mare di Claudio Saba

3 commenti

  1. Doriano
    8 gennaio 2017 a 00:26

    Salve sono 12 anni che vengo in Sardegna 15 giorni fine agosto primi settembre ,effetuo uscite a pesca a spinning senza risultati.
    Mi piacerebbe incontrare altri pescatori e magari poter assistere ad uscite di pesca in quei periodi.
    Penso di venire anche quest’anno ultimi 15 giorni di agosto , mi piacerebbe avere qualche indicazione relativa a posti ed artificiali piu idonei . Grazie comunque
    Evviva la sardegna comunque.

  2. Ciao Claudio. Grazie per il tuo articolo molto instrutivo! Sono pescatore belga e il unico pesce predatore nel acque costiere è la spigola. Forze voi a venire una settimana nel pugliese per la pesca al spinning…

  3. Salve sono 12 anni che vengo in Sardegna 15 giorni fine agosto primi settembre ,effetuo uscite a pesca a spinning senza risultati.
    Mi piacerebbe incontrare altri pescatori e magari poter assistere ad uscite di pesca in quei periodi.
    Penso di venire anche quest’anno ultimi 15 giorni di agosto , mi piacerebbe avere qualche indicazione relativa a posti ed artificiali piu idonei . Grazie comunque
    Evviva la sardegna comunque.

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