
Considerato da sempre un alimento salutare, il pesce oggi è al centro di una questione ambientale e sanitaria. Le analisi più recenti mostrano una riduzione del mercurio nei prodotti ittici europei, anche se alcune specie restano a rischio per le concentrazioni ancora elevate. La sostanza più pericolosa è il metilmercurio, forma altamente tossica che si accumula soprattutto nei pesci predatori di grandi dimensioni.
Le specie più a rischio
Secondo una revisione che ha analizzato 74 studi europei dal 2000 al 2024, alcune specie superano ancora i limiti fissati dal Regolamento (UE) 915/2023. Tra queste ci sono:
- Tonno rosso: valori fino a 3,37 mg/kg, più di tre volte il limite di 1 mg/kg
- Pesce spada: punte di 2,4 mg/kg
- Rana pescatrice e nasello: concentrazioni tra 0,7 e 1,6 mg/kg
Il Mediterraneo, e in particolare l’Adriatico, è l’area con più frequenti superamenti. La contaminazione deriva sia da cause naturali, come depositi di cinabro nei fondali, sia da attività industriali e minerarie storiche. Il metilmercurio tende a concentrarsi nei pesci che vivono vicino al fondo e nei predatori ai vertici della catena alimentare.
Una tendenza in miglioramento
Tra il 2000 e il 2012 il 33% dei campioni superava i limiti legali, tra il 2012 e il 2024 la percentuale è scesa al 28%. Questo calo è collegato agli effetti della Convenzione di Minamata e alle norme europee che hanno ridotto l’uso industriale del mercurio e rafforzato i controlli ambientali.
Buone notizie dall’acquacoltura
I pesci d’allevamento presentano livelli di mercurio molto più bassi rispetto alle specie selvatiche. Nei casi studiati, il tonno allevato raramente supera i limiti europei, grazie al controllo dei mangimi.
Cosa significa per chi consuma pesce
I grandi predatori come tonno, pesce spada, verdesca e squalo accumulano più mercurio, mentre specie più piccole come sardine, alici, sgombri e orate offrono benefici simili con meno rischi.
Le categorie più vulnerabili sono donne in gravidanza e bambini, perché il metilmercurio può influire sullo sviluppo neurologico. Gli esperti consigliano di variare le specie consumate e di limitare i predatori di grandi dimensioni. L’ISS suggerisce un consumo di pesce 2-3 volte a settimana, privilegiando varietà sicure e alternando le specie.
Il pesce, quindi resta un alimento importante, ma la sicurezza dipende da quale specie scegliamo e con quale frequenza la portiamo in tavola. Anche se la situazione sta migliorando, il problema del mercurio non è ancora risolto.
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