
La situazione al Lago di Loppio continua a destare preoccupazione. Dopo mesi di segnalazioni e immagini circolate online, le istituzioni locali si preparano ad avviare un intervento concreto per ridurre la presenza dei carassi dorati che stanno alterando l’equilibrio del biotopo.
Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, la quantità di pesci presenti nelle pozze residue del lago ha raggiunto livelli mai osservati prima. L’assessore provinciale competente ha confermato che il numero degli esemplari è cresciuto in modo evidente rispetto agli anni passati e che la situazione richiede un’azione strutturata.
Prima di continuare, ti ricordiamo di leggere il nostro articolo precedente sull’invasione dei pesci rossi al Lago di Loppio per capire meglio origini e impatto sul lago.
Catture con scariche elettriche controllate
Tra le soluzioni allo studio c’è l’utilizzo della pesca elettrica, una tecnica già impiegata in ambito scientifico e gestionale. Il sistema permette di stordire temporaneamente i pesci tramite impulsi controllati, rendendo possibile la cattura senza compromettere ulteriormente l’ambiente.
L’obiettivo non è un intervento simbolico, ma una riduzione reale della popolazione invasiva. In un ambiente fragile come quello del Loppio, ogni stagione riproduttiva in più aumenta il rischio di perdita definitiva per le specie locali.
Un problema che nasce dall’uomo
L’origine dell’invasione è ormai chiara. I carassi non appartengono alla fauna del lago e la loro presenza deriva da rilasci effettuati nel tempo da privati cittadini. Pesci acquistati come animali domestici sono stati liberati quando sono diventati difficili da gestire negli acquari di casa.
Un gesto apparentemente innocuo ha prodotto conseguenze pesanti. Il carassio è una specie estremamente adattabile, capace di sopravvivere in acque povere di ossigeno e di riprodursi con grande facilità. In poco tempo riesce a occupare spazi che prima erano utilizzati da anfibi e piccoli organismi tipici dell’area.
Rischi concreti per la fauna protetta
Il Lago di Loppio non è uno stagno qualsiasi. Si tratta di un’area protetta che ospita specie sensibili, legate a un equilibrio delicato. La presenza massiccia dei carassi riduce le risorse alimentari disponibili e interferisce con la riproduzione di anfibi come il tritone punteggiato, l’ululone dal ventre giallo e la raganella italiana.
A questo si aggiunge un altro elemento critico. I pesci introdotti dall’esterno possono portare parassiti e patogeni che la fauna locale non ha mai incontrato prima. In un ecosistema chiuso, una nuova malattia può diffondersi rapidamente.
Un intervento necessario, insieme alla prevenzione
La rimozione dei pesci rappresenta un primo passo. Senza un cambiamento culturale, però, il problema rischia di ripresentarsi. Finché qualcuno continuerà a liberare animali domestici in ambienti naturali, ogni intervento avrà un effetto temporaneo.
Serve più informazione, soprattutto tra chi acquista pesci ornamentali senza conoscerne le conseguenze ambientali. I laghi, le paludi e i piccoli specchi d’acqua non sono discariche biologiche dove scaricare ciò che non si vuole più gestire.
Il caso del Lago di Loppio dimostra quanto sia fragile l’equilibrio di certi ambienti. Proteggerli richiede interventi concreti e una maggiore consapevolezza da parte di tutti.
PescaOk.it Il sito sulla pesca sportiva in acqua dolce e mare.