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Catfishing pesca al siluro

Catfishing pesca al siluro
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a cura di Walterfishing

Negli ultimi anni si è diffuso in molti luoghi un nuovo pesce, diventato presto famoso per le sue enormi dimensioni: il siluro (silurus glanis).

L’introduzione risale ufficialmente al 1968, in alcuni laghetti a pagamento; in seguito, non si sa bene come, si è lentamente diffuso in tutto il bacino del Po. Negli ultimi anni però la sua espansione è aumentata in modo notevole, anche in altri luoghi… e qui sono iniziati i problemi (il perché lo spiego dopo).

Chi è “baffone”?

Questo pesce appartiene alla famiglia dei Siluriformi (la stessa dei pesci gatto, composta da decine di specie di cui solo 2 marine). Nelle sue zone di origine arriva a dimensioni enormi (il record non ufficiale del Danubio è di 340 chili e si parla di un lago russo in cui con le reti ne sarebbero stati catturati da oltre 400 chili). Da noi invece si iniziano a segnalare i primi esemplari, in realtà pochissimi, oltre 100 chili (è arrivato da poco ma ha dei tassi di accrescimento elevati). Questo lo rende il pesce più grande presente da noi (escludendo lo storione, che sarebbe un po’ più grande ma è purtroppo ormai quasi estinto). La taglia media ovviamente è molto più piccola (sui 2-5 chili nelle piccole acque di fossati e canali, da 5 a una trentina di chili nei fiumi).

Proviene dal bacino del Danubio e di alcuni fiumi e laghi dell’Europa centrale e orientale, ma si è diffuso in molti altri luoghi (es. alcuni fiumi di Spagna e Germania, oltre ovviamente alle nostre zone). Per la sua adattabilità e per la consistente crescita numerica dei suoi primi anni di presenza, è considerato “mediamente infestante” (poco più del bass ma meno di carassi e breme, per intenderci).

Questo pesce è onnivoro, ma è soprattutto un “grufolatore” come i suoi parenti. Può passare senza troppi problemi da una dieta erbivora agli invertebrati e ad altri pesci. Per le sue caratteristiche fisiche spesso rimane sul fondo, ma non è raro (specie durante una piena) che ogni tanto cacci in superficie. Inoltre, anche se preferisce acque calde e i fondali melmosi, può risalire i fiumi arrivando vicino alla zona “a trota”. Ovviamente non può superare le correnti troppo impetuose, le rapide e le cascate (anche se, ad essere onesti, riesce a fare dei piccoli salti fuori dall’acqua e può contrastare correnti anche di una certa intensità).

Rispetto ai suoi cugini (il pescegatto “classico”, il clarius africano e il channel catfish americano) ha tuttavia delle limitazioni fisiche: è meno forte a parità di dimensioni e ha bisogno di parecchio ossigeno in più rispetto a loro (soprattutto quelli oltre 20 o 25 chili). Tuttavia è comunque un pesce “che tira”, per il suo notevole peso, perché tende a “impuntarsi” a testa bassa e anche per la notevole pressione della corrente sulla superficie del suo corpo.

In quanto al suo apparato sensoriale, non fatevi ingannare dai suoi piccoli occhi: in realtà ha dei sensi sviluppatissimi che lo aiutano a trovare il cibo. Tralascio la descrizione perché esulerebbe dai miei scopi, tuttavia vi consiglio di cercarla su internet (sul sito di Siluromania ne trovate una molto ben fatta, chiara e comprensibile :).

I problemi

Per la sua rapida diffusione, la sua veloce crescita e un aspetto fisico a detta di molti non proprio piacevole (chi è che spara ‘ste stupidaggini? È un pesce, mica deve fare un concorso di bellezza!), il siluro è stato subito accusato del disastro in cui versano le nostre acque. In particolare, è stato incriminato della sparizione quasi totale di storioni, anguille e tinche. Tuttavia in molti luoghi questi pesci erano già spariti da almeno 10 anni prima dell’arrivo del “gattone” a causa dell’inquinamento, e la forte diminuzione del numero di cavedani e carassi degli ultimissimi anni ne è la prova. Semplicemente, ha occupato la “nicchia” lasciata libera dallo storione (anche se qualcuno vuole nasconderlo, questo pesce si è quasi estinto per la scomparsa del suo habitat causato da inquinamento, escavazioni e cementificazione e a causa dell’assenza o della fattura scadente delle “scale di risalita”).

In quanto alle sue abilità predatorie, ripeto che è soprattutto un grufolatore (e per questo è in parte in concorrenza con lo storione, nella ricerca di alcuni invertebrati): come predatore è un po’ “scarso”, ed infatti molti dei suoi attacchi vanno a vuoto. Tuttavia nel selezionare i pesci malati se la cava meglio, svolgendo il ruolo svolto in precedenza dal luccio (altro animale a rischio di scomparsa e “tutelato” con misure inopportune, tra cui l’immissione dei “lucci a pallini” altrimenti conosciuti come “northern pike“).

Se ci fate caso, in questi anni, del siluro si dice quello che si diceva dei lucci alcuni anni fa. Quanto al fatto che mangi “anche i cani”, è vero che un esemplare di grosse dimensioni può davvero mangiare mammiferi di piccola taglia, ma prima deve riuscire a prenderlo.

Dobbiamo anche tenere conto del fatto che il siluro tiene a bada altre specie molto più infestanti (es. i gamberi americani e i carassi), che altrimenti avrebbero via libera.

Infine, l’ennesima dimostrazione di intelligenza delle amministrazioni: per tentare di eliminare il siluro, in molte acque è stato introdotto il lucioperca (che pensavano mangiasse le uova e i siluretti). Ovviamente le perche non lo sapevano, se ne sono fregate altamente e hanno mangiato quel che han trovato, non solo i siluretti, diventando così a loro volta specie alloctona e quindi sgradita, colpevole alla pari del siluro, del carassio eccetera della distruzione delle nostre acque (le morie di pesci dovute all’inquinamento e alle altre nefandezze perpetrate nei confronti loro e della natura, siccome i pesci non hanno soldi, libertà d’espressione e diritto di voto, non contano). Senza contare che sono a loro volta prede dei siluri più grossi. Che ingrate a non accettare il piano proposto dai nostri “illuminati” gestori delle acque!

No-kill: sì, no, forse

Avrete già capito il mio punto di vista: considerato che all’estero, in certi luoghi tipo il Danubio o Mequinenza, sono presenti, sani e in abbondanza, siluri e altre specie di pesci, penso che la colpa per quello che sta succedendo sia solo nostra e che dovremmo smettere di incolpare dei pinnati che non c’entrano niente. Anzi sono loro le nostre vittime. Che il siluro sia infestante (comunque meno di altre specie) e che abbia modificato l’ecosistema delle nostre acque è vero, ma non è venuto qui di sua volontà e ha fatto comunque molti meno danni di tante nefandezze quotidiane (avvelenamenti, scarichi abusivi, invasi, ecc.) ben più devastanti.

Il punto di vista amministrativo sul siluro (come per la perca e altri alloctoni) è molto chiaro: se lo prendi, non solo lo devi trattenere (non puoi rilasciarlo e non concorre a formare i 5 chili consentiti), ma lo devi anche uccidere subito e poi portartelo a casa (nel Vicentino non serve ucciderlo). I guardiapesca, inoltre, non lo vedono di buon occhio e non si fanno tanti problemi a staccare i foglietti del blocchetto delle multe (si sente parlare persino di alcuni casi di pesci presi a fucilate, e ne girano anche parecchie foto). Teniamo conto che gli ultimi regolamenti sotto questo profilo sono quasi esasperati (persino il bass non ha nessuna misura di protezione, a parte il limite di 5 chili).

Il mio punto di vista è invece l’esatto opposto e anche molto polemico. Si fa presto a multare il bambino con la cannetta, il vecchietto con il Rapala da 11 centimetri e 3 ancorette o chi segue la propria coscienza e sceglie il rispetto per il suo amico/avversario in pinne e squame, ma casualmente non i veri colpevoli dello schifo attuale. Siccome sono costretto, per motivi legali, vi dico che dovete seguire la legge; però vi confesso che, personalmente, preferisco la legge della natura a quella degli uomini. Ho già rilasciato dei siluri, e in futuro non esiterò a rilasciarne ancora. Per cui vi invito a guardarvi attorno e, se non vedete movimenti sospetti o gente che vi osserva (attenti perché i “tutori della legge” hanno buoni binocoli), rilasciate quello che non vi serve, vivo e nelle migliori condizioni possibili (un ardiglione schiacciato è meglio che morto). Se volete tenerne qualcuno per mangiarlo o per nutrire qualche animale (es. anatre, gatti, ecc.) allora posso capire e può andare; l’importante è che il pesce non sia sprecato o ne venga trattenuto troppo; tenete poi ben presente la solita considerazione di taglia. Scegliete un pesce né minuscolo né enorme, con le dimensioni valutate in ogni caso a seconda dell’ambiente; data la sua vasta gamma di taglie non dovreste avere molti problemi di scelta. Tradotto: se in un fossato ci sono pesci al massimo da 5 chili, tenete quelli da 1 a 3, se andate in posti dove si arriva facilmente a 50 sceglietene in numero e di taglia tale che non venga sprecato; inutile tenersi un 10 chili per farsi solo 2 filetti, o massacrare decine di piccoli se vi serve una ventina di chili.

La pesca

Un consiglio prima di incominciare: date le sue caratteristiche, è consigliato avere una buona salute e forma fisica se si vuole affrontare questo nuovo pinnato, soprattutto per gli esemplari più grandi. Se non vi è possibile, ripiegate su luoghi in cui il nostro amico/avversario è presente in taglie molto inferiori (in molti canali della mia zona si fermano a 3 o 4 chili); vi divertirete comunque, magari usando un’attrezzatura un po’ leggera, apprezzerete lo stesso la “sfida”, nessuno vi criticherà e non rischierete ripercussioni sul vostro fisico. Altrimenti, se vi fate male, non potete andare a pescare. 😉

Nelle prime uscite vi conviene essere accompagnati da qualcuno che abbia una certa esperienza di questa pesca, dato che per alcuni aspetti è radicalmente diversa dalle altre (vedi la “guantatura” del pesce, manovra con cui lo si porta a riva prendendolo per la bocca).

Per prima cosa dobbiamo fare una scelta: la taglia a cui vogliamo arrivare. Nei piccoli canali ci si aggira sui due chili, nei grandi fiumi c’è più cibo e quindi è molto più facile centrare il “big cat“. Scegliamo una taglia e agiamo di conseguenza. Per comodità traccio una divisione in due categorie solo: fino ad 8-10 chili e oltre. Chiaramente per i primi basta un’attrezzatura da fondo o galleggiante normale con un buon filo, per gli altri ci vuole qualcosa in più.

Siccome sono un principiante anch’io, per istruzioni su scelta del materiale, montature ed altro vi rimando all’ottimo Siluromania in cui troverete tutto quello che vi serve con i consigli per spendere poco e bene. 😉

Apro una parentesi per lo spinning. Mentre per la prima categoria basta una canna normale (tipo quelle da bass) e un buon 0,25 – 0,30, per la seconda si sale decisamente (tuttavia nella maggior parte dei casi una buona canna da lucci con una potenza 20-60 o 40-80, un buon mulinello e un buon filo dal 0,35 allo 0,50 è più che sufficiente). Come esche, ottimi gli ondulanti, i crankbait e gli shad siliconici, nelle misure rapportate all’attrezzatura. Teniamo conto tuttavia che frequentemente attaccano anche esche destinate ad aspi e perche.

Per la pesca a fondo o col galleggiante (anche se si usa la “boa”), o in deriva dalla barca (drifting) si vede letteralmente di tutto, ognuno usa le montature che preferisce. Apro un’altra parentesi per la barca: scegliete solo modelli appositi per la pesca, robusti e stabili, e indossate sempre il giubbetto galleggiante. Se nella vostra zona ci sono solo siluri di piccola dimensione, potreste anche usare un gommone apposito per la pesca (serve la massima affidabilità possibile in questi casi), ma assicuratevi che sia in ottima condizione e che sia adatto allo scopo. Ci sono modelli di marche famose a prezzi accessibili (es. Carp Hunter o Fish Hunter). Ovviamente prima bisogna informarsi sulla legislazione locale in materia.

Un’altra anche per il sonar: in molti luoghi è vietato, ma è l’ideale per trovare le buche (e anche i siluri, dato che si comportano in modo diverso rispetto ad altri pesci per cui se li vediamo sullo schermo potremmo prenderli): anche in questo caso informarsi, se potete fate due uscite (la prima col sonar e senza canne per trovare il pesce, l’altra con solo le canne per pescare) perché avere contemporaneamente fish finder e attrezzatura in molti luoghi è vietato. In tutti i casi, informatevi.

Made in U.S.A.

Girando in alcuni siti d’oltreoceano ho trovato parecchie idee per la cattura dei vari tipi di catfish (ricordo che si va dal classico pescegattino da 5 centimetri al flathead catfish da oltre 2 metri e dalla forza mostruosa), e in molti casi si tratta di tecniche che possono funzionare anche qui (ovviamente cambiando i parametri e fatte le considerazioni tecniche del caso, data la differenza di dimensioni – e di gestione e inquinamento – tra le loro acque e le nostre).

In particolare, ne ho trovate un paio di molto interessanti. Tutte e due prevedono l’uso della barca in deriva (drifting), ma penso che volendo si possano adattare anche ad altre situazioni.

La prima, usata principalmente nei laghi abitati da pesci di taglia media molto piccola, prevede l’uso di una canna con mulinello leggera, linea madre da 8 libbre (0,25 – 0,28 millimetri, per capirci) e terminale da 6 libbre (0,20 – 0,23) sui 50 centimetri. L’amo è dal 3 al 5, innescato con vermi o interiora di pollo (da noi sono vietate). Penso sia ottima in quei luoghi (neppure tanto rari) in cui i siluri non vanno oltre i 3-4 chili.

L’altra, per pesci più grossi, prevede una canna robusta, con filo da 20 libbre (ogni produttore indica a modo suo, comunque sarebbe o uno 0,40 o uno 0,50; personalmente ritengo la seconda ma dipende da caso a caso) e un terminale da 1-2 metri di dacron da 80 libbre e ancoretta del 2 con un pesce vivo o in tranci, o i soliti vermi o interiora. Il finale è totalmente sproporzionato rispetto alla linea madre, ma serve per resistere meglio all’abrasione. Questo metodo è molto usato in zone pressoché prive di ostacoli.

Attrezzatura e costi

Come ho già scritto da qualche parte, ci sono delle alternative per chi vuole risparmiare. Se siete davvero a corto o volete sperimentare vi invito a leggere le pagine sulla lenza a mano, sulla pesca low cost e sullo spago (se i pesci da voi sono piccoli, anche quella sul filo interdentale; può sembrare una trovata assurda, ma ha dato i suoi risultati con altri pesci, quindi non credo dia problemi anche con questo). Prima di iniziare informatevi sul regolamento della vostra zona (da qui in poi non lo scriverò più, dovrete provvedere da soli).

I primi anni c’era chi usava attrezzatura da traina, scoprendo che in realtà di pesci oltre i 70 chili ce ne sono pochissimi. Per cui, in seguito, si è ripiegato su “ferraglia” di dimensioni minori e più adeguate. Molti usano prodotti per il surf casting, i più adatti per caratteristiche e robustezza tra quelli non specialistici per il catfishing. A proposito, ormai esistono modelli studiati su misura per le nostre acque e facilmente reperibili a prezzi ridotti.

Per darvi un’idea di cosa potreste scegliere, vi faccio qualche esempio. Tuttavia, a parte i primi due, se non avete ancora le idee chiare vi consiglio vivamente di non prenderli come riferimento e rivolgetevi invece al collaudato Siluromania. 😉

Come primo esempio, porto proprio la canna mostrata su Siluromania. Ho visto di persona quell’attrezzo al lavoro, e vi posso assicurare che nonostante molti la considerino troppo leggera in realtà con esemplari di media taglia funziona egregiamente. Nonostante molti dicano che un filo del 0,35 è troppo sottile, vi assicuro che a patto di avere un po’ di pazienza può andare e non si snerva neppure. La sua fragilità è solo apparente, in realtà è affidabile oltre che semplice da preparare e usare.

La canna “classica” usata dalle mie parti, se non volete spendere tanto e non avete molta fiducia nelle vostre capacità, è molto usata per pesci di taglia media. L’attrezzatura tipo è costituita di una buona canna con potenza di lancio da 150 a 300 grammi (tipica la 250), un mulinello robusto e almeno 200 metri di un buon nylon da 0,50 millimetri (se ne trovano di ottimi, che tengono oltre 20 chili a prezzi abbordabilissimi), terminale in dacron da 50 libbre con girelle da traina e ami robusti. Con 80-100 e vi trovate tra le mani un’attrezzatura divertente anche con i pesci piccoli, ma sufficientemente resistente se per caso si attaccasse il “big cat”. In tutti i casi, prima di correre in negozio, informatevi presso amici e conoscenti sulla situazione delle vostre acque.

La mia canna per questa tecnica è una versione “su misura” delle precedenti, modificata per vari motivi personali (punto soprattutto ai piccoli esemplari e ho bisogno di alcune modifiche per motivi fisici). Per cui ho dovuto adattare le ottime istruzioni di Siluromania alle mie necessità (se non avessi avuto queste motivazioni le avrei seguite praticamente alla lettera). Me la sono cavata comunque con poco meno di 50 euro. La canna è un modello da fondo, robusta, potenza 100-200. È in fibra di vetro piena, molto robusta e con ottimo prezzo e qualità. Per il mulinello, un modello resistente e capiente; per dare un’idea, tiene circa 400 metri di 0,40. È consigliabile che abbia un cuscinetto sul rullino scorrifìlo (quello che ho adesso purtroppo non ne è fornito perché è di vecchio tipo). Il filo è uno 0,60 millimetri specifico per il catfishing (ho scelto questa misura per i motivi di cui sopra, in realtà il guadagno come carico di rottura rispetto a uno 0,45 – 0,50 è trascurabile e ce ne sta molto meno in bobina, neppure la metà). In bobina ne ho circa 120 metri. Per i terminali uso del dacron da 20 libbre. Anche se in teoria la linea madre resisterebbe a 50 libbre, per il discorso della sezione di rottura non mi fiderei ad usare un dacron di quella misura. Da un lato è una scelta svantaggiosa, ma comunque più che sufficiente visti i miei obiettivi. Come accessori, ami del 4/0 e girelle robuste da mare, una boa da 200 grammi fermata col nodo di lana sia sopra sia sotto e due piombi da 50 grammi l’uno (tanto a completare il peso ci pensa il pesce esca, e la boa può lavorare molto starata; il doppio nodo di lana mi evita di perderla se la linea madre dovesse rompersi). Ho fatto un’asola con lo spago larga sui 15 centimetri e l’ho inserita sul gambo del mulinello, in modo che se dovesse scapparmi la canna di mano resterebbe comunque legata al mio braccio (e se è un over 50 faccio sci nautico ;D ). Totale, abbiamo un peso sul chilo e mezzo (fortunatamente per la maggior parte del tempo non devo tenerla in mano. 🙂

Un altro sistema molto usato (ma che non mi sento di consigliare) per i pesci di piccola taglia prevede l’uso di materiale “riciclato” da un’altra tecnica. Serve una canna da carpfishing con un buon 0,35 – 0,40 e un terminale in dacron da 12 libbre. Ha il vantaggio del basso costo (se siete carpisti avete già tutto 🙂 ) e della facilità di utilizzo, ma il limite è la difficoltà a prendere esemplari oltre una decina di chili (anche se un mio amico è riuscito a prendere un 28 chili e non ha neppure snervato il filo).

Per la tecnica, ne esistono molte. Alcune (es. la “boa”) sono specialistiche, altre sono varianti della pesca a galleggiante e a fondo, probabilmente più adatte a chi inizia. Di solito il carassio è l’esca più usata data la sua facile reperibilità, ma si usano anche l’anguilla, il calamaro e il ciuffo di vermi. Una buona taratura della frizione è indispensabile, e un mulinello capiente consente un maggior margine di manovra nel caso abbocchi un grosso esemplare.

Riassumendo…

Questa mia pagina non vuole essere solo una descrizione di materiale e sistemi per la pesca del baffone, ma un invito a riconsiderarne in positivo la sua presenza e la sua pesca, non per eliminarlo o per farne un trofeo, ma come metodo per conoscere meglio lui e i nostri corsi d’acqua. Vi assicuro che una volta incontrato il siluro, capirete perché chi lo pesca abitualmente non lo considera un mostro. Vedrete che può diventare un amico/avversario simpatico e divertente, facendoci passare delle ore di divertimento assicurato e capirete le ragioni vere del no kill. In bocca al… siluro! 😀

 

Un commento

  1. Nicola Marsicano

    L’anarchia nn ha mai portato a nulla di buono .. ma quando l’ignoranza regna sovrana …
    Fai bene come fai !!!
    …ottimi consigli grazie ! Ottima Ottima la filosofia di pesca!!

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